PM – PensieriMossi
Il blog di Progetto Marconi
E siamo giunti al Natale. Per fortuna.
Anche quest’anno le riviste ci diranno cos’è successo di importante, tralasciando ingiustamente le mie tre vittorie di fila a Scarabeo e i successi dei nostri corsi. Anche quest’anno sacchi pieni terranno per mano le persone in Via Garibaldi, il 23 dicembre: in stile vacanze intelligenti. Ma tant’è.
La normalità è il miglior modo per essere felici, senza accorgercene. E quindi, almeno io, sono contento di immergermi in immagini già viste e parole già sentite (“A me il Capodanno non ha mai interessato” “Aggiungiamo ‘sti dieci chili, tanto a gennaio mangerò una volta la settimana”). In fondo, forse il Natale è il momento dell’anno che più di altri pretende normalità. Fino all’estremo dell’omologazione (?)
Ma andiamo oltre. Già perché il Natale è soprattutto il periodo delle scoperte e delle sorprese. La delusione e l’emozione sono dietro l’angolo, lo so. Ma qualunque sia il sentimento, impariamo a cospargerlo di sana filosofia: sarà almeno un utile allenamento in vista degli eventi nazionali e internazionali che ci attendono nel nuovo anno. E ora mani giunte e… ohmmmmmmm.
Dicevamo, il Natale: periodo di scoperte e sorprese.
C’è chi a Natale scopre che c’è vita oltre al lavoro e alla casa, ad esempio in centro e per le vie dei negozi dove finalmente riesce ad approdare. C’è chi scopre in alto i colori delle luci oltre al grigio quotidiano dei marciapiedi in basso. C’è chi scopre nello scantinato della rubrica nomi che non pronunciava dall’era Clinton (Bill), mentre invia “Auguri di un sereno Natale a te e famiglia” (quando invece è passato solo un anno dall’ultima volta).
Ma soprattutto si scopre una cosa che per un anno intero non crediamo vera: abbiamo dei parenti. Delle zie, dei cugini. E sono sempre lì, ad aspettarci. Distanze siderali di 6 chilometri, mai coperte in 12 mesi.
Non solo. C’è anche la maratona delle cene con gli amici&sinonimi. Nei peggiori dei casi arriviamo a destinazione godendo del salvifico “ciao carissimo”, in attesa di ricordarci qualche dato anagrafico in più. Ma generalmente li conosciamo bene.
Il proposito è sempre lo stesso: “Dai, vediamoci di più durante l’anno”. Spesso rimane lì, in attesa del prossimo Natale. A volte perché effettivamente vogliamo così. A volte perché ci sembra di domare il tempo, con le mani libere ma le spalle strette nelle briglie delle tabelle di marcia.
Per rendere speciale il Natale quest’anno proverò, insomma, a fare una cosa che non ho mai fatto: godermi gli attimi con le persone che incontrerò. Proverò a convertire ogni “Ciao Carissimo” in un nome e cognome. Proverò ad incontrare nei mesi successivi qualcuno degli amici&sinonimi fuori dalla stessa cerchia. Il presupposto è liberarmi delle briglie e di eventuali rimpianti. Non sarà semplice. Ma mi impegnerò.
Buon Natale a tutti Voi, da Progetto Marconi…
Massimo
PS: è vero, l’articolo l’ho scritto il 21 dicembre 2013. Ma sono certo che quest’anno sia diverso… quest’anno non rimarrà un proposito. Uffa.